Il direttore Raffaele Ariola: “Il Coronavirus ha stravolto le nostre esistenze”

L’emergenza epidemiologica sta creando problemi non solo sanitari ma anche economici e sociali. Le manifestazioni di Napoli che abbiamo visto ieri ne sono la plastica dimostrazione. Ne parliamo con Raffaele Ariola, direttore di Sciscianonotizie.it.

Situazione economica a Scisciano. Quali misure sono state prese?

Il Nolano è di nuovo “circondato” dal virus. E la situazione è anche più grave rispetto al periodo di lockdown. Crescono a dismisura i casi di Covid-19 e nessun paesedel circondario sembra essere indenne. Il preoccupante andamento della pandemia, ha messo a dura prova il tessuto economico dei territori dell’agro nolano.. Da questa preoccupante debacle socio-economica, causata dal virus, anche un piccolo comune come Scisciano di 6 113 abitanti della città metropolitana di Napoli, subisce gravi e importanti disagi. La pandemia in pochi mesi ha trasformato il volto del territorio e lo cambierà ancora negli anni a venire, da molti punti di vista.In questo contesto è già evidente una fase recessiva dell’economia con un sensibile aumento della disoccupazione e delle conseguenti “nuove povertà”. Tra le misure più significative adottate a livello locale è da segnalare la formalizzazione della rete “Scisciano Solidale”, una proficua collaborazione creata tra l’Assessorato alle Politiche Sociali, l’importante tessuto associazionistico del paese e la Caritas-Parrocchia. Senza dubbio un importante punto di riferimento per quanti sperimentano momenti di grandi difficoltà economica. La rete “Scisciano Solidale” si è dunque rivelata un supporto fondamentale per l’Amministrazione comunale che è stata così in grado di dare risposte efficaci e concrete alla cittadinanza in difficoltà, sia per il supporto alimentare che farmacologico, così come per la distribuzione a domicilio di circa 6000 mascherine in pieno lockdown.

 Importante è stata, poi, la risposta dell’intera comunità sciscianese, che ha mostrato grande spirito di solidarietà, aderendo sia alla raccolta fondi per l’erogazione di coupon solidali sia all’iniziativa del “pacco sospeso”, promossa in collaborazione con i locali esercenti commerciali. In definitiva una forte e strutturata rete di supporto e di inclusione sociale per contrastare le nuove povertà generate dall’emergenza epidemiologica.


Come il Covid ha cambiato il commercio locale e quale deve essere, secondo lei, la risposta dei piccoli imprenditori?

In una comunità improntata sul lavoro, pesanti sono state le conseguenze del coronavirus sui lavoratori ed in particolare sui piccoli imprenditori. Tale categoria è stata la più colpita sia a livello economico, che a livello psicologico. Al momento le maggiori preoccupazioni degli operatori commerciali e dei piccoli imprenditori sono rivolte alla riduzione del fatturato, al calo degli ordinativi, ai problemi finanziari o di liquidità e alla difficoltà nella gestione delle risorse umane. Senza dubbio, dunque, un impatto negativo sull’attività delle loro aziende, che testimonia la sostanziale trasversalità degli effetti sfavorevoli sul commercio locale.

In questo contesto, l’emergenza Covid-19 è un momento di discontinuità e rottura, un evento epocale di cui riusciremo a cogliere la portata e gli effetti solo nei mesi a venire e che certamente entrerà nei libri di storia. Un repentino cambiamento che necessariamente deve condurre ad una riorganizzazione del sistema, In questa fase credo sia cruciale da parte della piccola imprenditoria, ripensare completamente il proprio modello di business. Una delle risposte possibili sulle dinamiche del commercio è senza dubbio la vetrina virtuale dell’e-commerce. Credo che occorra avere il coraggio di mettersi in discussione e compiere scelte innovative, modificando il proprio modello e introducendo l’utilizzo delle tecnologie in modo sempre più spinto. Un’operazione che non implica necessariamente grandi investimenti economici. E’ dunque il momento di investire e accelerare, cogliendo le grandi opportunità dell’ e-commerce. Chi non lo farà non avrà più modo di rimanere al passo.

Come giudica l’azione del Governo, della Regione e del sindaco di Scisciano?

Viviamo momenti complessi e difficili. La confusione regna sovrana: i DPCM, le ordinanze regionali, i divieti di De Luca e quelli di Conte, in questo marasma prende corpo il coprifuoco e il semi-lockdown. La strategia del “lavarsi le mani” del Governo Conte che delega a sindaci e a presidenti regionali, sembra rispondere più ad una scelta di convenienza che ad una forte assunzione di responsabilità. Alla luce di questo scenario, il Paese vive una fase di estrema insicurezza e confusione. Si avverte la necessità di riconoscersi in una guida autorevole e sicura e non territorialmente parcellizzata. Credo che nei momenti cruciali nella vita di una nazione- e la pandemia che stiamo vivendo è uno di questi – sia assolutamente indispensabile non aggrapparsi a calcoli legati alle questioni d’immagine, o ai ragionamenti sui propri indici di gradimento. E’ ovvio che se le decisioni si evitano o si demandano, viene meno la credibilità, il rapporto di fiducia di un Paese nel suo Stato. E poi i ritardi accumulati dalla Regione sono sotto gli occhi di tutti, abbiamo buttato via sette mesi di tempo dopo il lockdown di marzo, arrivando impreparati all’appuntamento di ottobre. Purtroppo mancano tasselli fondamentali: dai medici ai posto in terapia intensiva, dai prof. ai banchi, passando poi all’avvilente stato comatoso dei mezzi pubblici che costringe i cittadini a stare ammassati come sardine, moltiplicando in modo esponenziale il rischio contagio. In questi tempi di profonda difficoltà, ciascuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo. I cittadini con un comportamento virtuoso, il Governo e le istituzioni regionali e comunali facendo fino in fondo il proprio dovere, ciascuno entro il perimetro delle sue responsabilità.


Sembra un dibattito tra negazionisti ed ipocondriaci. Cosa va fatto e come si esce da questa situazione?

Il Coronavirus ha stravolto le nostre esistenze. E’ una frase banale da dire, ma vera. Le nostre vite sono cambiate dal punto di vista individuale, sociale e lavorativo. Il contagio sale, come era del resto prevedibile, però accanto alla realtà c’è anche la sua doppia interpretazione, due diverse facce della stessa medaglia: i negazionisti e gli ipocondriaci.

La politica ha messo profonde radici nel virus, insomma l’uso politico del contagio sembra precedere e amplificare il contagio stesso. Da una parte assistiamo alla somministrazione centellinata e strategica dell’ipocondria di Stato, fondata sulla fobica paura del virus che causa allarmismi incontrollati e dall’altra il considerare il virus come una montatura imbastita da chi ha interesse a farlo, una battaglia in cui il nemico da eliminare non è la malattia ma chi crede ad essa. Una realtà complessa dove convivono e si scontrano una patofobia di cittadinanza, con la negazione della realtà dei contagi. L’emergenza sanitaria globale ha dimostrato che “nessuno si salva da solo”. Non esistono oggi ricette precostituite o autosufficienti. Un dato è certo: se ne potrà uscire solo tutti insieme attraverso la via della solidarietà, delle coraggiose riforme sociali ed economiche, ripartendo dal valore del lavoro e della centralità della persona. Sarà dunque fondamentale mettere al centro di tutto il dialogo costruttivo, sforzandosi di trovare tutti insieme una vera sintesi alle tante contraddizioni dei nostri tempi. E’ necessario, dunque, ripartire dai problemi concreti delle persone, dall’affrontare il tema delle diseguaglianze sociali che sono aumentate con la pandemia, scegliendo come unica via possibile il percorso del bene comune per uscire definitivamente dal corto circuito che stiamo vivendo e cambiare in meglio la nostra società.

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