Scoperta frode nel settore dei prodotti petroliferi per circa 178 milioni di euro

Roma. I funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) in servizio presso il Reparto Antifrode ed Analisi dei Rischi dell’Ufficio di Roma 1, a seguito di una lunga attività di analisi, hanno concluso una verifica nei confronti di una società con sede legale non presidiata nel Comune di Roma.

L’attività è stata posta in essere in continuità con altre operazioni di verifica già concluse nei confronti di operatori del settore – che hanno già consentito all’Ufficio di Roma 1 di accertare un’evasione pari a circa 165 milioni di euro di sola imposta sul valore aggiunto in precedenti e distinte operazioni, in aggiunta ad altri 135 milioni di euro accertati in collaborazione con la Direzione Territoriale IV – Lazio e Abruzzo – consentendo così di contrastare le frodi nel settore dei carburanti e nel contrabbando di prodotti energetici.

Nei mesi passati, la società interessata aveva presentato all’Ufficio delle dogane di Roma 1 istanza per ottenere l’autorizzazione a stoccare prodotti energetici presso depositi fiscali o destinatari registrati in qualità di traders, figura che, negli ultimi anni, è stata al centro di molteplici frodi.

In proposito, il legislatore, al fine di prevenire e contrastare l’evasione fiscale ed i fenomeni fraudolenti nel settore dei prodotti energetici, aveva recentemente introdotto una serie di obblighi mirati al presidio digitale delle transazioni di filiera. In particolare, con l’articolo 1, commi da 945 a 959, della legge di bilancio n. 205/2017, era stato disposto l’obbligo di identificare e di autorizzare tali soggetti.

In tale quadro, il suddetto Reparto Antifrode, appena avuta comunicazione della presentazione dell’istanza, ha iniziato l’attività di analisi sul soggetto, riscontrando talune anomalie, tra le quali la presenza di una sede legale non presidiata, peraltro immediatamente variata a seguito del primo infruttuoso sopralluogo.

Grazie ai consolidati rapporti dell’Ufficio con l’Ufficio Controlli della Direzione Regionale Lazio dell’Agenzia delle Entrate, sviluppatisi nel corso di lunghe e proficue collaborazioni finalizzate a smascherare le frodi in ambito IVA, si è riusciti in breve tempo a recuperare le fatture elettroniche emesse e ricevute dalla società istante, scoprendo che, a fronte di tali movimentazioni, la società non aveva prodotto Dichiarazioni IVA, né effettuato alcun versamento d’imposta.

La complessa operazione non solo ha permesso l’interruzione delle attività fraudolente e l’accertamento di IVA evasa per un ammontare di circa 178 milioni di euro, ma ha anche  impedito il perpetuarsi della frode. Infatti, nel corso delle indagini è altresì emerso che la società era in procinto di attivare una ulteriore sede presso uno dei più importanti porti commerciali del nord Italia, e, quindi,  qualora il soggetto avesse ottenuto l’autorizzazione richiesta, avrebbe certamente posto in essere attività fraudolente di dimensioni maggiori.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma è stata informata dell’operazione al fine di procedere per i reati di cui agli articoli 3 e 5 del D. Lgs. 74/2000, concernenti, rispettivamente, la dichiarazione omessa nonché la dichiarazione fraudolenta perpetrata mediante altri artifici.

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