Telemedicina al Pascale. Bianchi: “Strumento formidabile”

di Gaetano Fioretti

Essere visitati dal proprio medico senza andare in ospedale ora è possibile grazie alla “telemedicina”, tecnologia utilizzata dall’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori “Fondazione Giovanni Pascale”. A parlarcene è Attilio Bianchi (in foto), Direttore Generale della struttura ospedaliera napoletana che è tra le più significative realtà sanitarie del Sud d’Italia in campo oncologico.

Che ruolo avrà la telemedicina nel futuro?

<<Passato, presente e futuro sono delle categorie logiche che abbiamo costruito ed utilizziamo per orientarci nel tempo e nello spazio; troppo spesso l’idea di futuro ci induce a procrastinare, con un effetto delega, ciò che in realtà sta già accadendo. La telemedicina sarà ciò che decidiamo di farne oggi. Oggi era domani ieri, oggi sarà ieri domani. Telemedicina non significa solo “vedere il paziente a casa” bensì mettere in atto il più appropriato percorso di cura calato nel contesto in cui il paziente vive. Percorso di cura che ha come fulcro il centro di eccellenza oncologico ma che per funzionare necessità di “interagire” con tutte le figure professionali specialistiche, responsabili dei servizi, medico di medicina di generale, tutti attori coinvolti nel processo di cura del paziente. Questa è quella che definiamo oncologia di prossimità. In tal senso la telemedicina è sicuramente uno strumento formidabile, tuttavia il valore vero lo andiamo a costruire e catturare nel momento in cui, la telemedicina diventa assett di un vero e proprio ecosistema digitale. Costruire un ecosistema digitale non significa trasformare tutto ciò che era analogico in digitale, tantomeno esasperare la digitalizzazione stessa. L’ ecosistema digitale si costruisce appunto mettendo a sistema: tecnologie innovative, soluzioni e servizi, terapie digitali e telemedicina, acceleratori nel percorso di cura come lo conosciamo adesso ma al contempo stesso dei nuovi modi di ripensare ed approcciare alla cura stessa, diventando in alcuni casi una vera e propria terapia. Già oggi, il trattamento di alcune patologie croniche prevede la terapia classica integrata con la terapia digitale, lì dove per terapia digitale abbiamo un algoritmo che funge da principio attivo. Da questa sinergia possono veder luce strategie terapeutiche sempre più evolute e personalizzate con il fine ultimo di darci il miglior trattamento possibile>>

Quanto sarà utile questo strumento nel periodo di crisi che stiamo vivendo?

<<Di più grave della crisi c’è solo non imparare dalla crisi, diceva qualcuno. Il Covid ci costringe a pensare contemporaneamente “dentro” la crisi, e provare ad immaginare, anticipare il “fuori” dalla crisi, rendendo obbligatoria l’accelerazione dei processi e la nostra capacità di prendere decisioni. Le dimensioni di spazio e di tempo sono state pesantemente impattate dal Covid, abbiamo imparato a pensare alla distanza con una accezione sanitaria ed organizzativa e a doverlo fare nel più breve lasso di tempo possibile, perchè ciò che abbiamo pensato di comprendere oggi può non aver più valore domani. La possibilità di seguire attraverso la televisita ed il telemonitoring i pazienti asintomatici, paucisintomatici ci ha aiutato a ridurre gli accessi ai pronto soccorso diminuendo i contatti fisici, a tutela dei pazienti stessi e dei medici. Altro contributo importante che abbiamo avuto dal telemonitoring è quello di poter raccogliere i parametri di tanti pazienti per rielaborarli e studiarli ciò al fine di approcciare sempre meglio la terapia per il Covid. Pur non essendo Il Pascale un centro di prima linea per le malattie infettive, abbiamo da subito messo a disposizione le nostre competenze, dapprima con lo studio sul Tocilizumab, meglio conosciuto come “terapia Ascierto” ed ora collaborando per il vaccino italiano Covid-19. Il trail per il vaccino italiano Covid-19 è partito all’ IRCCS Pascale, insieme al San Gerardo di Monza ed allo Spallanzani. Con con il cauto ottimismo, che da sempre ci accompagna, andiamo avanti con piena fiducia nella ricerca clinica. Gli insegnamenti tratti finora dal covid, la rimodulazione dei concetti di spazio e tempo trovano applicazione nel campo delle malattie croniche, oncologiche e perchè no anche delle malattie rare dove c’è necessità di avere in consulto specialisti e pazienti dislocati in parti del mondo molto lontane. Quanto abbiamo imparato ed i sistemi che abbiamo messo a punto sicuramente ci accompagneranno oltre il Covid>>

Il sistema di televisita del Pascale si chiama “Contatto” ce ne parli.

<<Indipendentemente dalla distanza siamo in Contatto diretto, ne parlavamo prima oncologia di prossimità, calata nel vissuto del paziente, sistema che si giova della possibilità di raggiungere il paziente, il caregiver, il curante, tutti gli attori che intervengono nel percorso di cura. Abbiamo lavorato per avere un sistema semplice, user friendly, il paziente invia una semplice e-mail a contatto@istitutotumori.na.it. e viene poi richiamato da un call-center, in cui è sempre presente un nostro oncologo, che guida il paziente alla televisita, o se questa non è appropriata per motivazioni cliniche, alla visita classica. “Contatto” non ha perimetro geografico e ad oggi stiamo ricevendo numerose e-mail non solo dalla Campania ma da tante altre regioni. La nostra prima paziente, una signora molisana, sarebbe dovuta tornare a Napoli per un controllo, con “Contatto” abbiamo verificato gli ultimi esami, parlato con la paziente e programmato il prossimo ricovero>>

Ci spieghi il lavoro, gli studi ed i sacrifici fatti per arrivare a tagliare questo importante traguardo

<<Come le dicevo al Pascale ci eravamo già dati questo obiettivo, con il Covid abbiamo accelerato la telemedicina e stiamo accelerando la costruzione del nostro “Value Ecosystem”, sistema in cui oltre alla telemedicina abbiamo APP specifiche per seguire tutto il percorso di cura e per rendere il paziente anche più informato e consapevole, innovazioni quale intelligenza artificiale, realtà virtuale, altre novità arriveranno nei prossimi giorni. “Contatto” è nato grazie allo sforzo di tutti: oncologici, ingegneri, Information tecnology, amministrazione, secondo quello che è il nostro modus operandi ovvero la logica che 1+1=3. Quando c’è sinergia sistemica il tutto è più della somma delle singole parti. E proprio in un’ottica di sinergia ed open innovation abbiamo, lo scorso mese, firmato una partenership con il gruppo Healthaware, azienda leader nella Digital Health, al fine di promuovere non solo la cultura della digital Health e delle digital therapeutics ma anche con finalità di ricerca traslazionale in ambito digitale. “Contatto” non è un traguardo, è una tappa.  Il traguardo posso sintetizzarlo così: dalla Sanità alla Salute, magari lo approfondiremo nel prossimo articolo>>

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