Yari Cecere: “Fare impresa? La passione è il segreto del successo”

L’emergenza epidemiologica ha messo a dura prova interi settori economici in tutto il mondo. Sicuramente fare impresa è diventato più difficile ma l’ottimismo di imprenditori illuminati e qualche consiglio giusto possono essere il faro che serve per uscire dal tunnel in cui siamo entrati circa due anni fa a causa del coronavirus. Consigli utili vengono da Yari Cecere che con questa intervista rilascia spunti di riflessione interessanti.

Benvenuto Yari Cecere. Perché pensa sia importante confrontarsi con chi fa il suo lavoro?

Un saluto a tutti voi e grazie per questa intervista. Uno dei valori più importanti che ho acquisito durante i miei studi di impresa e management è che qualsiasi azienda per evolversi e adattarsi velocemente ai cambiamenti ha necessità di interagire di continuo con il mondo esterno. Le aziende “chiuse” all’interno dei loro modelli e delle loro convinzioni, statisticamente, nel medio/lungo periodo crollano. Quello che cerco di fare io quotidianamente è viaggiare, osservare e soprattutto confrontarmi in modo tale da ricevere continui feedback, consigli e pareri. Penso che il tesoro più importante per un’azienda, un manager o un imprenditore sia capire in anticipo il mercato, cosa vuole e come sta evolvendo ed è soprattutto grazie ai continui confronti e alla partecipazione a seminari, tavole rotonde o incontri che stimolino il processo di apprendimento in qualsiasi forma, che è possibile puntare le antenne per ascoltare il mercato. 

Qual è l’eredità che le lascia il suo lavoro quando si parla di “verde su grigio”?

Oggi per fortuna il concetto di real estate non viene quasi più associato ai cosiddetti “palazzinari” che con i loro edifici hanno deturpato le nostre città dagli anni del dopoguerra e che purtroppo ci lasciano in eredità tanto inquinamento, ma pensiamo a modelli iconici di edifici realizzati negli ultimi anni principalmente nelle città del nord Italia. Tra le innovazioni più ricorrenti c’è sicuramente la forestazione urbana. Le piante, per natura, assorbono CO2 e purificano l’aria in cui viviamo da diverse sostanze inquinanti. Inoltre, la vegetazione è una barriera naturale al rumore e garantisce un corretto deflusso delle acque piovane sul terreno. Oggi risulta perciò di fondamentale importanza dotare gli edifici di spazi verdi con essenze arboree adatte a garantire un elevato assorbimento di C02 dall’aria. Grazie alla forestazione urbana è possibile ridare alla natura il  suo giusto valore anche nei centri città. Il nostro gruppo sta adottando anche un’altra innovazione per contrastare l’inquinamento urbano in maniera attiva. Stiamo impegnando sulle facciate degli edifici la ceramica biottiva contenente biossido di titanio che in presenza di luce, attiva una reazione in grado di abbattere non solo i batteri, ma soprattutto gli inquinanti presenti nell’aria.

Quali sono gli esempi che meglio rappresentano la pratica della bio-edilizia oggi, e perché?

Quando parliamo di casa sostenibile, facciamo riferimento a un’abitazione che incarna i principi della bioedilizia. Che sfrutta quindi fonti d’energia rinnovabili e sempre meno fossili, sistemi intelligenti per il monitoraggio dei consumi e la gestione della propria abitazione, una buona coibentazione, impianti di riscaldamento a basso consumo, infissi e vetrate efficienti, superfici esposte a Sud volte a minimizzare lo sforzo di climatizzazione invernale.

Non tutti sanno, infatti, che il calore che utilizziamo d’inverno o il fresco che ci occorre d’estate è spesso causa di una casa poco efficiente e quindi di una cattiva progettazione. Un male che si ripercuote sull’ambiente perché i sistemi di riscaldamento sono tra i principali responsabili dell’inquinamento delle nostre città. I dati ci dicono che il settore residenziale è responsabile di quasi il 40% di CO2 contro il 10% della mobilità veicolare, questo, nonostante le proposte per decarbonizzare il riscaldamento degli edifici. Nella sua globalità, un edificio può essere valutato efficiente, quindi nzeb (Nearly Zero Energy Building), quando non manca un’attenta gestione della raccolta delle acque piovane e quando riesce a consumare energia prossima allo zero.

Esiste un contesto (o edifici specifici) in cui il verde viene utilizzato in modo improprio in architettura?

Uno degli errori comuni, che molte imprese e progettisti commettono, è quello di pensare solo all’estetica degli edifici, ad esempio inserendo in ogni spazi comune o privato numerose fioriere, distaccandosi dagli utenti finali. Predisporre in un condominio tanti contenitori, vasi e fioriere senza tener conto dell’esposizione al sole, del tipo di piante da installare e soprattutto dei costi di manutenzione e gestione futuri, può arrecare più un danno che un beneficio al condominio stesso perché si ritroverà numerosi costi di gestione del verde senza averne un reale beneficio perché, ci tengo a sottolinearlo, per la forestazione degli edifici è importante affidarsi a tecnici esperti che attraverso progetti ad hoc, possono indirizzare le imprese e i progettisti verso soluzioni utili alla purificazione dell’ambiente, che resistano all’esposizione del sole rispetto a dove vengono collocate e che necessitino di pochi costi di manutenzione. 

Credo che la recente pandemia abbia innescato un rinnovato bisogno di natura. Quali pensa saranno le conseguenze per l’edilizia e le città in cui viviamo?

C’è una netta inversione del trend della domanda. Negli anni 80/90 gli edifici, anche se costruiti al solo fine speculativo, disponevano di ampi spazi comuni, che se pur non allestiti, erano comunque funzionali alla condivisione nei condomini. Negli ultimi anni, le case e i condomini sono stati sempre meno vissuti ed è per questo che le case realizzate erano sempre più piccole e gli spazi comuni come la classica “sala condominiale” versavano in uno stato d’abbandono. Con l’avvento del Covid tutte le famiglie sono state quasi obbligate a tornare a vivere gli spazi della propria abitazione e proprio i condomini sono risultati insufficienti. Oggi il mercato ricerca abitazioni all’interno di parchi verdi, che riescano a creare un collegamento con la natura anche se sono collocati all’interno di centri urbani. Per i progettisti diventa importante realizzare e curare gli spazi comuni. Il mio gruppo, Cecere Management, già da qualche anno ha impostato un modello di progettazione degli spazi comuni simile agli alberghi, dove ogni piccolo spazio è al servizio degli abitanti.

In che modo la natura si integra con l’edilizia nel suo approccio?

Durante la progettazione di un edificio oggi diventa fondamentale creare un connubio tra la natura e l’edificio. Di solito noi tendiamo ad inserire spazi verdi negli spazi comuni piuttosto che sulle terrazze o sulle logge, dando poi la libertà di scegliere al singolo abitante come e dove inserire il verde. In questo modo evitiamo di realizzare fiorire in facciata che poi i singoli condomini non curano, risultando antiestetiche e dannose. Negli spazi comuni di solito amiamo inserire ampi spazi verdi curati con panchine e illuminazione e, dove è possibile, anche giostre per i più piccoli. Altre volte, quando operiamo nei centri città, ultimiamo alcuni tipi di piante rampicanti in modo da realizzare delle pareti verdi che garantiscano un elevato assorbimento di CO2 e che garantiscano agli abitanti affacci in natura. Infine non è da trascurare la progettazione dei sistemi d’irrigazione di questi spazi verdi. Noi stiamo utilizzando vasche di accumulo dell’acqua piovana in grado di non consumare acqua e di non danneggiare i condomini con ulteriori costi di manutenzione. 

Cosa ha imparato dal green durante la sua carriera?

Ho capito che disponiamo di enormi tecnologie per la tutela e il rispetto dell’ambiente ma spesso non ne siamo a conoscenza o magari non sappiamo adottarle all’interno dei nostri processi. Il nostro pianeta ci chiede di essere rispettato. Le nuove generazioni hanno un compito molto arduo perché stanno ereditando un pianeta altamente inquinato ed un sistema industriale ancora molto lontano dagli standard di ecosostenibilità che servirebbero a limitare i danni. Adottare modelli di business green risulta fondamentale per tutti noi e per le nuove generazioni visto che non disponiamo ancora di un altro pianeta. 

Qual è il messaggio fondamentale che vuole trasmettere oggi ai giovani professionisti?

Quello che mi sento di dire da giovane imprenditore è che la vita imprenditoriale, se fatta con voglia di crescita, è davvero dura e piena di insidie nonostante dall’esterno possa sembrare il contrario. L’arma più potente di cui possiamo disporre è la passione. Tutto quello che si fa con passione ha una forza ineguagliabile. Ma per avere passione bisogna trovare la propria strada e per chi non l’ha ancora trovata, io consiglio di continuare ad esplorare. 

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