I numeri della contraffazione fanno tremare: il giro d’affari vale 6 miliardi in Italia e di questi 2 miliardi solo in Toscana

Un terzo del giro d’affari del falso Made in Italy si produrrebbe in Toscana. Questi i dati snocciolati in occasione dell’ottava edizione dell’evento voluto dal “Comitato lotta alla contraffazione” della Camera di Commercio di Firenze. Dall’analisi emerge un quadro disarmante che capovolge credenze e preconcetti di un’Italia in cui si fanno ancora troppe differenze, inutili, tra Nord e Sud.
«Le istituzioni toscane si stanno muovendo per combattere il fenomeno che non è recente. Prima se ne parlava poco, faceva più scena parlare di Napoli». Queste le parole di Ornella Auzino, imprenditrice campana che con la sua azienda produce borse per un noto marchio del lusso. Auzino da anni si batte contro la contraffazione, molto attiva sui social ha scritto due libri in cui parla della sua storia di imprenditrice e della battaglia al falso Made in Italy. « In Toscana adesso vengono fuori le cose perché le istituzioni si stanno esponendo grazie anche a progetti, camera di commercio scuole ed attività private tese a combattere il fenomeno – continua Auzino – Contrastare la contraffazione in questo momento significa essere ancora di più al fianco del Made in Italy, poter fare progetti con quanto stanziato con il PNRR. Per Napoli questo fa emergere un problema viscerale, noi non riusciamo a fare comparto neanche per esporci e lottare contro qualcosa di potenzialmente dannoso per tutto il settore – e continua – Non c’è cultura e non c’è interesse, anche politico, a fare questo? Non so ma sicuramente la lotta alla contraffazione non dovrebbe essere qualcosa di territoriale». Il messaggio è chiaro: non parlare dellla contraffazione come un problema della Toscana se fino a ieri secondo tutti la capitale del “falso” era Napoli. Piuttosto è necessario parlare della contraffazione come un problema nazionale per capire quanto incide sull’economia italiana. «C’è sempre questa divisione territoriale che porta alcuni ad apparire come paladini nel contrasto alla contraffazione mentre altri territori vengono additati come patria del “fake” quando poi si verifica che non è cosi – tuona Ornella Auzino – Bisognerebbe riformulare tutto, da anni porto avanti questa battaglia e sono convinta che solo facendo emergere i dati reali riusciremo a sconfiggere la contraffazione».

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