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«Io sono per il SI a tutti e cinque quesiti, andiamo a votare perché il referendum è un’occasione importante. Il referendum è il popolo che diventa legislatore». Queste le parole di Antonio Rea, noto avvocato civilista del foro di Nola con studio legale a Pomigliano d’Arco.
Secondo l’avvocato Rea «votando i cinque si al referendum potremo avere la speranza di una giustizia più equa, abbiamo l’immagine della giustizia come un bilancino i cui piatti pendono in maniera equa ma purtroppo non è sempre cosi, questa è la visione più romantica della giustizia. Oggi abbiamo uno strapotere della magistratura e dall’altro lato c’è, ad esempio, un avvocato che non gode degli stessi poteri». Non le manda certo a dire l’avvocato napoletano che si è schierato apertamente per il SI al referendum, i cittadini italiani saranno chiamati a votare domenica.
«La garanzia della giustizia si potrebbe ottenere dando agli avvocati gli stessi poteri dei magistrati oppure facendo scendere dal piedistallo i giudici. Oggi la magistratura è un potere, l’esempio è lo sciopero dell’ANM in merito alla responsabilità civile dei magistrati» continua Antonio Rea che abbiamo intervistato e che pone alcune domande: Hanno detto che una magistratura responsabile civilmente non sarebbe una magistratura serena, quindi la magistratura dato che non è responsabile civilmente è serena e si ritiene più libera di esercitare azioni penali? Inoltre gli avvocati che operano con responsabilità professionale non sono sereni? Nell’ottica di una giustizia equa se non sono sereni gli avvocati perché dovrebbero essere sereni i magistrati?

Avvocato con il primo quesito si chiede agli italiani se abolire o meno il decreto Severino, lei cosa pensa?

Il quesito propone l’abolizione del decreto Severino che impone la sospensione della decadenza automatica di sindaci e amministratori locali anche condannati in via non definitiva. Questa cosa ha creato vuoti di potere, si sono verificati molti casi di sospensione temporanea dai pubblici uffici di persone che poi sono risultate innocenti e sono state reintegrate al loro posto. L’abolizione del decreto Severino prevede questo. Secondo me dobbiamo sempre metterci nell’ottica degli amministrati per evitare vuoti di potere e di amministrazione. Un sindaco viene condannato, finisce sui giornali, viene sospeso e deve dimettersi dalla carica di sindaco. Dopo tutto il caos ed il clamore mediatico magari viene reintegrato grazie ad una sentenza di appello. Una sentenza di condanna fa sempre molto più rumore mediatico rispetto all’assoluzione. Il si al referendum elimina l’intero decreto, toglie l’automatismo della decadenza automatica e da ai giudici la possibilità di decidere caso per caso se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici. Credo che questa sia una garanzia, se partiamo dall’assunto che ogni processo non è mai uguale ad un altro non possiamo mai accettare un automatismo. Non esiste un processo fotocopia quindi non è possibile l’automatismo previsto dal decreto Severino ed il magistrato dovrà decidere caso per caso.

Secondo quesito: limitazione delle misure cautelari…

Con questo quesito non si eliminano le misure cautelari ma votando si verrà data dignità alle persone messe sotto processo. Molti innocenti ogni anno vengono ingiustamente privati della loro libertà, attraverso le misure cautelari, senza aver subito una condanna definitiva. Con il si al referendum si elimina la possibilità di procedere con la custodia cautelare per la reiterazione del medesimo reato, si farà in modo che in carcere possono finire prima della conclusione del processo soltanto gli accusati di reati gravi. Le custodie cautelari vengono applicate in caso di pericolo di reiterazione di reato, pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Votando si al referendum si elimina il presupposto della reiterazione del reato.

Separazione della carriera dei magistrati, cosa pensa del terzo quesito referendario?

In ogni paese democratico il giovane magistrato quando inizia la sua carriera professionale deve decidere se fare il giudice giudicante o inquirente e mantenere questo ruolo per tutta la sua carriera professionale. La separazione delle carriere è una garanzia del giudizio perché chi viene messo sotto processo avrà un giudice terzo ed imparziale con trasparenza dei ruoli. Altrimenti questo fenomeno, definito porta scorrevole, permetterà che un giudice prima entra come pubblico ministero poi facendo il giudicante e cosi via. Questa commistione pubblico ministero e giudice, organo inquirente e giudicante, fin quando non c’è la separazione delle carriere può porre legittimamente il dubbio di un giudizio prognostico di quando un magistrato esercita l’azione penale.

Il quarto quesito, scheda di colore grigio, chiede ai cittadini cosa pensano in merito della «partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte»

Oggi i magistrati si giudicano tra di loro, controllori e controllati sono gli stessi. Votando anche la componente laica, rappresentanti delle università e dell’avvocatura, avrà la possibilità di avere una voce in capitolo nella valutazione dei magistrati. Dicono che non è possibile che un avvocato possa giudicare l’operato di un magistrato ma molto spesso, nelle sentenze, i magistrati valutano l’operato tecnico dell’avvocato. Se non si sconfinano i ruoli va bene ma dal momento in cui il giudice valuta anche l’operato tecnico degli avvocati non vedo perché gli avvocati non possono valutare l’operato dei magistrati. Gli avvocati, in quanto operatori del diritto, toccano con mano le problematiche e le difficoltà della giustizia. Spesso i colleghi avvocati si trovano dinanzi a rinvii inutili disposti dai magistrati che non hanno una responsabilità. L’avvocato invece in caso di difficoltà deve trovare un sostituto d’udienza perché, ad esempio, alla giustizia non interessa che l’avvocato sta male.

Infine si chiede se accettare o meno l’abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. La cosiddetta riforma del CSM, lei cosa pensa?

Allo stato un magistrato che vuole candidarsi nel CSM deve raccogliere minimo 25 firme, quindi diventa necessaria l’adesione ad una delle correnti del magistrato che vuole candidarsi. Interviene il correntismo all’interno della magistratura, quando si parla di correntismo si parla di politica e politica e magistratura è un binomio che non dovrebbe mai esistere. Votando si al referendum chiunque si potrà candidare, votando si colpiremo il correntismo ed automaticamente ad eliminare il condizionamento della politica sulla giustizia.

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