Fnomceo alla politica: “Rilanciare il Servizio sanitario nazionale”

Un appello a tutti i partiti, perché inseriscano il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale tra i punti del programma elettorale.

A lanciarlo, il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli.

Avevamo in corso un’interlocuzione con il Governo sulla situazione lavorativa dei medici, sui tetti di spesa, sulla carenza di personale – spiega Anelli – su tutti quei motivi di malessere e disagio che abbiamo sintetizzato come “Questione medica” e che si ripercuotono sulla qualità dell’assistenzain ospedale e sul territorio. Ora l’auspicio è che il nuovo Parlamento e il nuovo Governo siano sempre attenti alle tematiche relative alla salute dei cittadini e al lavoro dei professionisti della sanità. Anzi, è ben più che un auspicio: è condizione imprescindibile per garantire la tenuta del nostro Servizio Sanitario nazionale pubblico, equo, universalistico e uguale per tutti”.

Dieci, secondo la Fnomceo, le priorità che gli schieramenti politici dovrebbero porre in cima all’agenda.

Per prima, la carenza di medici specialisti e di medicina generale, evidenziata ancora ieri dall’Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale riferito all’anno 2020 e pubblicato dal ministero della Salute.

Per risolverla, occorre eliminare il tetto di spesa per il personale, riferito al 2004, e raddoppiare e aumentare l’attrattività per le borse per la Formazione specifica in Medicina Generale. Occorre inoltre mantenere per i prossimi anni, e mettere a sistema con un dispositivo di legge, la corrispondenza tra il numero delle lauree in medicina e i posti nelle Scuole di Specializzazione e al Corso di Formazione per la Medicina Generale. Nell’attesa che i nuovi professionisti siano formati, è necessario il riconoscimento, a livello normativo, delle attività professionalizzanti e assistenziali degli specializzandi. Con questi accorgimenti, sarà possibile impostare una corretta programmazione degli organici, sia per il personale dipendente che convenzionato, per i prossimi dieci anni.

Poi, va risolto, una volta per tutte, il problema delle disuguaglianze di salute. Tra Nord e Sud, tra Centro e Periferia, persino tra Asl e Asl, su uno stesso territorio. Per far questo, servono risorse e servono riforme. Va sbloccato il Piano operativo nazionale (Pon) sulla Salute con i 625 milioni destinati alla sanità del Mezzogiorno.  Occorre inoltre intervenire sulla mobilità sanitaria, istituendo una “Rete sovranazionale delle competenze”, per cui a spostarsi siano i professionisti, e non più i cittadini.

Si deve intervenire, in maniera urgente e con provvedimenti straordinari, sulla drammatica condizione dei Pronto Soccorso, del 118, della Medicina di Emergenza -Urgenza declinata in ambito ospedaliero e territoriale.

Sul territorio, va potenziata l’attività dei Medici di Medicina Generale, affiancandoli con personale amministrativo e di studio e con altri professionisti, prevedendo un aumento del Fondo aziendale dei fattori produttivi.

Va garantita ai medici e ai porofessionisti sanitari, ovunque esercitino, la piena sicurezza sul lavoro, anche con la prevenzione e la repressione delle aggressioni, in ottemperanza alla Legge. Il burnout deve essere riconosciuto come malattia professionale.

Occorre uno stanziamento straordinario al fine di arrivare ai rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e degli Accordi Collettivi Nazionali.

Va risolto il problema delle liste d’attesa, con l’aumento del personale, la gestione delle cronicità sul territorio, il completamento orario per il pieno utilizzo di tutte le risorse professionali convenzionali del Servizio sanitario nazionale sul territorio, aumentando ad esempio il monte ore della specialistica ambulatoriale convenzionata e accreditata.

Occorre prevedere, per il personale medico dipendente del privato, accordi contrattuali omogenei ed equiparati al settore pubblico. Così si garantirà una adeguata dotazione qualitativa e quantitativa degli organici.

Va implementato il Fondo sanitario nazionale, per migliorare la qualità dell’assistenza e per coprire le maggiori spese dovute all’innalzamento dell’età media della popolazione e all’aumento delle malattie croniche. 

In conclusione, ma presupposto e insieme compendio di tutti gli altri punti, il riconoscimento dell’autonomia delle Professioni e del ruolo dei professionisti.

È necessaria una semplificazione dei procedimenti burocratici per la prescrizione di farmaci, come la compilazione dei piani terapeutici, e delle procedure autorizzative per l’esercizio della libera professione.

Occorre valorizzare il ruolo sociale del medico anche attraverso provvedimenti normativi, assicurare maggiore incisività alla Professione medica nella Governance del Servizio Sanitario nazionale, tutelare l’atto medico nei processi di telemedicina.

Questi dieci punti essenziali sono mutuati, costituendone una sintesi, dal Manifesto sulla Questione Medica – conclude Anelli – firmato dalla Fnomceo e da quindici sigle sindacali mediche e presentato alla Politica il 21 aprile scorso, alla presenza del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. La pandemia di Covid ci ha mostrato i limiti, le fragilità ma anche i punti di forza del nostro Servizio sanitario nazionale, e del suo capitale umano.   Ora la responsabilità di conservarlo, sostenerlo, promuoverlo passa nelle mani di coloro che si propongono per governare il nostro Paese. Come medici, come cittadini chiediamo a tutti i partiti un impegno, forte e chiaro, per il nostro Servizio sanitario nazionale. Un impegno che nasca dalla consapevolezza dell’importanza della Salute come diritto fondamentale dell’uomo e pilastro della nostra democrazia”.

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